Come vi avevo annunciato negli auguri di Pasqua, mi sono preso qualche giorno di stacco durante questo periodo di vacanza. ‘Staccare la spina’ tra le montagne ha avuto il grande valore di permettermi di fare un po’ di ordine tra i pensieri, di ri-centrarmi e di cambiare punto di osservazione. C’è stato spazio per svegliarsi con più calma, passeggiare al sole, ma anche godersi il semplice ‘stare a mollo’ alle terme. Insomma, un momento per fermarsi e respirare in silenzio e in ascolto.

Psicologo in Blue JeansMa… (già c’è quasi sempre un ma, ndr) mi sono accorto di quanto ci sia bisogno di saturare ogni spazio con le parole. Vi porto con me per un secondo: chiudete gli occhi e immaginate una vasca con idromassaggio all’aperto, che dà sulla valle e sullo sfondo le montagne innevate, più o meno al tramonto. Ecco, la situazione era questa. Che fareste? Io avrei cercato di godermi il panorama, provato a far silenzio nella mente e respirato lentamente. Eppure, tutto questo è stato difficile perché tutto intorno le altre persone continuavano a parlare e farsi la foto del momento. Insomma, sembravo ripiombato in uno dei miei adorati aperitivi glam milanesi.

Questo però mi ha dato modo di riflettere su quanto oggi si faccia fatica a stare in contatto con la dimensione del silenzio. Sapete come si dice, per ascoltare la prima cosa da fare è stare zitti. Forse è proprio quello che non vogliamo: fermarci e ascoltarci. Quando chiudi gli occhi in silenzio, spesso si inizia a sentire il battito del proprio cuore e la tentazione è quella di tornare subito all’esterno, riprendo proprio gli occhi: quel suono vitale ci disturba. E ancora, fermarsi in silenzio permette alla mente di vagare ancora di più rispetto a quanto non sia abituata a fare e questa ruminazione mentale può diventare un grande vortice. È in questo spazio di assenza di parola, però, che siamo più a contatto con ciò che proviamo e questo, spesso, spaventa. Perché? Forse perché se sentiamo, dobbiamo anche occuparcene e non possiamo far finta di niente.

Lo vedo anche in seduta: talvolta il silenzio deve essere riempito, sembra un tempo morto che genera ansia, necessità di una risposta o fraintendimenti. Questa vale sia per i pazienti sia per gli psicologi e tanto anche nella nostra vita quotidiana. Quante volte non avete nulla da fare e anziché godervi il silenzio, accedente la tv, accedete ai social, chiamate qualcuno? Fare Vs Essere, ecco il grande problema di oggi.

Stare nel silenzio offre, invece,  una serie di sfumature che è bene conoscere. Il corpo, per esempio, può parlare. La nostra mente può trovare pace, se abbiamo il coraggio di immergerci nel presente e affrontarla. Il silenzio tra le persone diventa uno spazio relazionale unico, in cui le parole non servono. Più usiamo, invece, la parola e le immagini, come facciamo sui social, più riduciamo la nostra capacità di ascolto. Siamo abituati ad associare il silenzio al vuoto. Certo, è un vuoto di suoni. Provate a chiedervi come mai sentite l’esigenza di colmarlo? Come mai lo avvertite come minaccioso?

Io, alla fine, ho fatto silenzio, anche se è stato faticoso, e ho contattato emozioni importanti; una estrema vicinanza che nasceva anche dal dolore e dalla preoccupazione. Questo è ciò per cui ringrazio e di cui mi devo prendere cura.

Oggi, allora, provate a fare silenzio intorno a voi e in voi. Staccate per qualche minuto tutto quello che vi rimanda all’esterno e lasciatevi andare all’ascolto di voi. Lasciate fluire i pensieri e permettete a ciò che è nel vostro mondo interno di emergere. Anche la sofferenza va vissuta, allontanarla significa darle più potere e rischiare un effetto eco più tardi. Nel silenzio potrete trovare ciò che cercate.

Impara a metterti in contatto con il silenzio dentro di te e scoprirai che tutto in questa vita ha uno scopo. (Elisabeth Kubler-Ross)

 

 

Autore

Mi laureo in comunicazione, ma decido di seguire il mio desiderio e divento uno psicologo. Studio come funziona il cervello e come potenziarlo. Ascolto e lavoro sulle storie delle persone che accolgo nella mia stanza e che nel raccontarsi cercano di curare le proprie ferite dell’anima. Leggo per esplorare altri mondi. Scrivo per dar voce ai pensieri. Vado al cinema e a teatro per passione. Ballo per essere più felice!

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