Psicologo in Blue JeansSono in partenza, o meglio, sono già partito, ma non vi avevo salutato e quindi, mentre sono in viaggio, vi scrivo. Di come vivere le vacanze ve ne avevo già parlato qui, oggi voglio fermarmi un momento a ‘tirare una riga’ per me, con voi.

Quest’anno sono successe tante cose.

Come psicologo ho cambiato due luoghi di lavoro, ho partecipato a un progetto europeo, ho salutato alcuni pazienti e ne ho accolti di nuovi, ho iniziato il mio secondo anno di Scuola di Specializzazione e ho studiato tanto, ho condotto le mie serate di meditazione con un gruppo fantastico, ho aperto il mio blog che mi ha permesso di ascoltare le vostre storie e lasciarle depositare in me perché potessi elaborarle. E non è finita. Ora che a mente fredda mi fermo a leggermi, tiro un bel respiro. Mi scopro cresciuto e arricchito. Sorrido sempre (dopotutto un po’ biondo lo sono, ndr) quando mi dicono: ‘beh, ma alla fine il tuo lavoro è ascoltare, potrai mai essere stanco?’. Ecco, mai come quest’anno mi è chiaro che fare lo psicologo significa lavorare costantemente e profondamente su se stessi, sulle proprie ferite e su quelle che vedi negli altri. I pazienti li ascolto, è vero, ma quello che mi raccontano (e che non dicono, ndr) non mi lascia mai indifferente. Se le persone che incontri non le senti dentro, allora non ci puoi fare un bel niente. E ieri, prima di chiudere lo studio, mi sono seduto sulla loro poltrona e ho ripercorso le loro storie, una a una, i loro momenti difficili, le loro lacrime, le loro fughe, la loro rabbia, ma anche i sorrisi, i messaggi in cui ti dicono: ho capito, le loro novità, … Sappiate che vi ammiro molto perché, nonostante la vita vi abbia tolto, avete avuto il coraggio di sedervi e guardarvi dentro per vedere cosa c’è, lavorarci e farci pace. So che non è facile, ve lo dico la prima volta che vi sedete su quella poltrona, ma avete scelto di affrontare le vostre ombre e dalle crepe, che avete dentro, uscirà nuova luce.

E poi ci sono io di quando non faccio lo psicologo. Se guardo nel mio armadio, quest’anno, trovo gli amici insostituibili, quelli persi, quelli nuovi e quelli ritrovati, la danza con la fatica in sala prove, le serate a teatro, i weekend via. C’è mio nipote che è cresciuto un sacco e io lo adoro ogni giorno di più. Trovo tutta la mia umanità nella sua fragilità con i dubbi, le paure, la sofferenza e nella sua forza con le emozioni che ti fanno battere il cuore. Ma, quando fai una Scuola (di Specializzazione), in terapia ci sei anche tu e lì, nemmeno per me, ci sono sconti, qualche scontro sì però 😉 Non è stato un anno lineare, anzi. Però a me i percorsi dritti non sono mai piaciuti davvero, quindi… Vorrei dire ‘vado in vacanza e non penso a niente’, ma no, dalla vita non puoi prenderti una vacanza (puoi solo evitare di pensarci, ma tutto torna) e quindi sto in questo flusso che è in continuo cambiamento, certo con qualche leggerezza in più dato il periodo.

Cosa metto nel mio bagaglio a mano? Una consapevolezza su di me e sui miei pazienti: il cuore si spezza, ma puoi trovare il modo per curarlo con la giusta attenzione e con il suo tempo. Rimarrà più sensibile lungo quella spaccatura, ma ci sarà nuova vita.

Ora cosa accadrà? Che a settembre ci saranno alcune novità nel mio lavoro in studio, nel mio blog e nella mia vita. Alcune di esse sono già pianificate, altre stanno prendendo forma, altre ancora emergeranno da sole. Nel frattempo, mi prenderò cura di me e la mia domanda guida sarà: sono felice? Ve la regalo e ricordate, quando siete felici, fateci caso e fateci casa <3

Buone vacanze miei lettori e buone vacanze miei pazienti.

Emanuele 

 

 

Autore

Mi laureo in comunicazione, ma decido di seguire il mio desiderio e divento uno psicologo. Studio come funziona il cervello e come potenziarlo. Ascolto e lavoro sulle storie delle persone che accolgo nella mia stanza e che nel raccontarsi cercano di curare le proprie ferite dell’anima. Leggo per esplorare altri mondi. Scrivo per dar voce ai pensieri. Vado al cinema e a teatro per passione. Ballo per essere più felice!

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