Psicologo In Blue JeansCaro Psicologo in Blue Jeans,

questa settimana molti papà e molte mamme imperfetti si sono interrogati su come reagire alle parolacce. L’istinto ci porterebbe, nella maggior parte dei casi, a sgridare il bambino e spiegargli l’errore; qualcuno, però, sostiene che sdrammatizzare sia meglio. Ovviamente partiamo dal fatto che siamo noi per primi a non doverle dire! Quale può essere l’atteggiamento migliore in questi casi? Grazie come sempre del tuo prezioso aiuto.
immagino ricorderai quando le tue bambine hanno pronunciato le prime parole: un momento magico e caricato, dai grandi, di molti significati; una vera e propria conquista evolutiva che permette al bambino di comunicare con il mondo esterno, ma anche di dare una forma diversa al proprio pensiero e di riflettere su ciò che gli passa per la mente. Dovete però pensare che nell’acquisire il vocabolario di ogni lingua, il bambino deve legare una serie di suoni a un significato e questo avviene solo dopo i 3 anni. E questo vale anche per le parolacce. Più che per i significati, i bambini spesso le usano per vedere l’effetto che fa sugli adulti e sui coetanei, per attirare l’attenzione o per esprimere cosa provano. Non neghiamolo, sentire alcune parole ci crea imbarazzo, rabbia, ansia, ma anche ilarità. Ed è a queste emozioni che rispondiamo con i nostri comportamenti. La prima cosa da fare è riflettere sul perché noi adulti le usiamo e a cosa ci servano. Moda, scarica di una tensione, desiderio di colpire l’altro, ferire, …?
Ma quindi che fare?
  1. Con i bambini più piccoli, evitate di fare ragionamenti, dare punizioni e sgridate. Usate l’esempio, sia nell’utilizzo di parole alternative sia nel mostrare le emozioni che quelle parole generano in voi. Vi rendono tristi, feriti, …? Mostratelo! Perché? Perché vedere l’effetto che fa produce anche nel bambino una comprensione di ciò che è avvenuto. Riformulate in modi alternativi e creativi quanto il piccolo ha espresso. In età scolare e soprattutto in adolescenza, cercate di capire perché sono state dette. Aiutateli a comprendere come stanno. 
  2. Insegnate ai piccoli di casa la differenza tra le diverse parole che usano. Con il termine dispregiativo parolacce, intendiamo parole sporche o cattive. Ma non esistono parole brutte di per sé, tutto sta nell’intenzione. Le parole riferite al sesso possono essere usate per infrangere un tabù, quindi trovate un modo per parlarne. Le imprecazioni possono allentare la tensione emotiva, date un nome all’emozione e proponete loro delle alternative. E se parlano di ‘cacca’, magari stanno esternando il bisogno di controllo (sfinterico, ndr) e degli eventi. Gli insulti veicolano, spesso, un messaggio di rabbia, paura e desiderio di potere e hanno un effetto negativo in chi li riceve, spiegate loro questo e insegnate loro a scusarsi. 
  3. Date delle regole chiare in casa che siano seguite da tutti. Regole, non divieti di per sé: siate genitori autorevoli, non rigidi. Dovete spiegare ai vostri figli e forse anche a voi stessi perché sia meglio evitare alcuni comportamenti. 

A venerdì prossimo e… date forma al vostro mondo interno e esterno con le giuste parole!

Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente. (Sigmund Freud)

Autore

Mi laureo in comunicazione, ma decido di seguire il mio desiderio e divento uno psicologo. Studio come funziona il cervello e come potenziarlo. Ascolto e lavoro sulle storie delle persone che accolgo nella mia stanza e che nel raccontarsi cercano di curare le proprie ferite dell’anima. Leggo per esplorare altri mondi. Scrivo per dar voce ai pensieri. Vado al cinema e a teatro per passione. Ballo per essere più felice!

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