Psicologo in Blue JeansCosa sono quelle lunghe aste collegate da un tubicino al mio braccio? Dove sono i miei giochi? Perché la signora vestita di azzurro sta arrivando con un oggetto appuntito? Mamma e papà, mamma e mamma, papà e papà, mamma, papà sono preoccupati, lo vedo, lo sento. E poi ci sono io che non ho voglia di essere allegro, sai mi fa male qui oppure neanche so dove mi fa male, ma c’è qualcosa che non va.

Sono in questa stanza, di un luogo molto grande… qui di stanze ce ne sono tante, tutte uguali. Di fianco al mio letto, è arrivato Marco. Ieri l’hanno fatto salire su un letto con le ruote, la nonna gli ha dato il peluche che gli piace tanto e dei grandi verdi l’hanno portato via. Dopo è tornato, sempre sul letto con le ruote, e aveva una gamba fasciata e era un po’ addormentato. Il papà mi ha spiegato che tornerà a giocare a calcio presto.

Qui capita sempre così, i bambini vanno e vengono, io mi sto fermando un po’ di più. Ho capito che i dottori fanno passare il male, che le infermiere sono un po’ come le fate che aiutano i maghi, che veniamo qui per sconfiggere i draghi e che posso avere paura, ma non essere solo. In questo castello, che si chiama ospedale, ogni giorno arrivano delle persone con una maglietta con un orso. Sono buffi: loro sono grandi, ma amano giocare e colorare e lo fanno con me e con i miei nuovi amici. Alcune volte non ho voglia di fare niente, loro passano sempre a salutarmi e mi lasciano qualcosa sul comodino, magari dopo avrò voglia di scoprire cosa c’è. E allora parlano con la nonna, ieri, mentre andava a prendere un caffè, sono stati lì con me.

Oggi torno a casa, chissà se ci sono ancora le macchinine sotto il letto, speriamo che Giulia, mia sorella, non me le abbia nascoste. Ho fatto un disegno per i miei amici grandi, quelli dell’orso, perché mi hanno fatto divertire. Avevo tanta paura, questo corridoio sembrava così lungo i primi giorni quando sono arrivato. Oggi vedo che ci sono dei disegni sulle pareti, mi ricordano un po’ la mia stanza.

Avete capito come si affrontano i draghi? Avendo vicino i miei genitori, i medici che sembrano un po’ maghi, le infermiere che un po’ sono fate e gli orsi. Sì, i draghi fanno meno paura se c’è anche un orso con te!

Ma chi sono quelli grandi che hanno la maglietta con l’orso? Sono i volontari ABIO – Associazione per il Bambino in Ospedale che, da quarant’anni, regalano il sorriso ogni giorno ai bambini, agli adolescenti e alle loro famiglie in ospedale. Io, da dieci anni, sono orgogliosamente un volontario ABIO. L’ospedalizzazione costituisce un fattore di rischio per la salute psichica del bambino, noi scegliamo di fare qualcosa per ridurre questa possibilità. Domani sabato 29 settembre, vieni a conoscerci in 150 piazze sparse in tutta Italia. Per tutta la giornata ai bambini saranno dedicati palloncini, giochi, sorrisi: una vera e propria festa dedicata alla solidarietà e al volontariato. Tutti potranno sostenere ABIO e ricevere il simbolo della Giornata Nazionale, un cestino di ottime pere.

Ti aspetto, vi aspettiamo!

#PerAMORE, #PerABIO, #OrgoglioABIO

Emanuele

 

 

 

Autore

Mi laureo in comunicazione, ma decido di seguire il mio desiderio e divento uno psicologo. Studio come funziona il cervello e come potenziarlo. Ascolto e lavoro sulle storie delle persone che accolgo nella mia stanza e che nel raccontarsi cercano di curare le proprie ferite dell’anima. Leggo per esplorare altri mondi. Scrivo per dar voce ai pensieri. Vado al cinema e a teatro per passione. Ballo per essere più felice!

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