Psicologo In Blue JeansCaro Psicologo in Blue Jeans,

questa settimana ti giro un dubbio che ho anche io molto spesso, soprattutto con la più grande. Un papà mi chiede come ci si debba comportare, quando i figli iniziano a “rispondere male”. Di solito avviene attorno ai 9/10 anni. Come dobbiamo reagire? Li sgridiamo? Li puniamo? Li ignoriamo? Ti prego, aiutaci tu!

inizio col dirti che i 9/10 anni sono un periodo di transizione per i bambini. La scuola primaria sta per terminare e ci si prepara a fare un piccolo salto in avanti nella propria crescita. Anche se non esplicitamente, tanto i genitori quanto la scuola rimandano ai bambini che qualcosa sta cambiando. E come avrai potuto notare con la tua grande, iniziano anche i primi e sottili cambiamenti fisici, che tra non molto saranno molto più evidenti. Soprattutto oggi, poi, c’è una più precoce adultizzazione del bambino e questo lo porta ad anticipare alcuni passaggi di sviluppo, che nel passato sarebbero arrivati un po’ più tardi. Il peso del gruppo dei pari si fa più forte e inizia quel moto che esploderà in adolescenza: l’individuazione. Si sentono grandi per alcune cose e quindi meno soggetti alle regole di casa e ancora troppo piccoli per affrontare il mondo da soli. Inizia una sfida tra il voler sperimentare e il voler restare. La rabbia (traduzione del comportamento aggressivo) ha alla base la percezione di una minaccia del sé, dei propri confini e del proprio riconoscimento. Spesso, rappresenta l’unico modo per rendersi visibili agli occhi dei più grandi (o degli altri, vale anche per gli adulti) o per scaricare la tensione di un momento. Quando reagite alle emozioni forti dei bambini le state rinforzando. Cosa intendo? Chiedetevi se dite più “bravi” o “non si fa!”. Quello che capita è che quando tutto va bene è parte del dovere e dello scorrere normale della vita, quando, invece, qualcosa non va, allora si accendono i riflettori. Ma quindi che fare?
  1. Rispettate il sentire dei vostri figli. Qualcosa li sta facendo scattare, provate a capire cosa. Soprattutto, permettetevi di stare in contatto con le emozioni che vi rimandano.
  2. State sul comportamento-problema e non assolutizzate. Basta alle frasi come: se fai così, non sei una brava bambina o un bravo bambino! Se mi rispondi male, stiamo su quello. Chiediamo di spiegarci cosa provano e cerchiamo di aiutarli a tradurre le loro emozioni. Spieghiamo perché quel comportamento non va bene. Insomma, rimandiamo a una regola. Possiamo anche ignorare quella modalità al momento e spiegare che in quel modo non ci può essere un dialogo. Quindi, evitiamo lo scontro e rimandiamo l’incontro.
  3. Evitate di invocare punizioni che poi non agirete. Se avete condiviso con i bambini delle regole (si parla in un certo modo, ci si comporta così, …), allora deve essere chiaro cosa succede se non vengono rispettate, ma le conseguenze devono essere credibili. Se non avete condiviso delle regole, allora fatelo!
  4. Considerate l’unicità del figlio che avete di fronte, alias: non fate paragoni, soprattutto se in casa c’è un altro figlio o con l’amica o amico del cuore. Quello che ognuno di noi prova è unico e questo deve avere un valore singolare. Come vi sentite voi quando non venite presi in considerazione?
  5. Cercate di comprendere cosa vi fa scattare. Non credo sia sempre una questione di educazione. Credo ci sia altro che si muove in voi, cari genitori imperfetti. È da lì che iniziano le vostre reazioni. È da lì che dovete partire. 

Che ne pensate? E soprattutto cosa trovate difficile?

Gli esempi, per i bambini, sono più utili dei rimproveri. (Joseph Joubert)

Autore

Mi laureo in comunicazione, ma decido di seguire il mio desiderio e divento uno psicologo. Studio come funziona il cervello e come potenziarlo. Ascolto e lavoro sulle storie delle persone che accolgo nella mia stanza e che nel raccontarsi cercano di curare le proprie ferite dell’anima. Leggo per esplorare altri mondi. Scrivo per dar voce ai pensieri. Vado al cinema e a teatro per passione. Ballo per essere più felice!

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