Della psicologia di Disincantate – Le più stronze del Reame avevo già parlato su CheStorie.com dopo averlo visto lo scorso anno. Questo musical off-Broadway, vincitore per la migliore direzione musicale, miglior regia e coreografia e miglior spettacolo con partitura non originale ai BroadwayWorld Awards, mi aveva fatto tanto ridere, ma al contempo riflettere.

Il ritorno in scena è previsto per questa sera, 7 marzo alle ore 21.00, presso lo Spazio Teatro No’hma Teresa Pomodoro di Milano con una seconda serata per domani 8 marzo, Festa della Donna.

Oggi ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere nella mia Camera degli Ospiti con Martina Lunghi che adoro e che in scena è Cenerentola.

Ciao Martina, ti ho visto recentemente in Hairspray, complimenti! Partiamo subito da una curiosità: la tua Lou Ann è riuscita a conquistare Corny Collins?

Siiii, mi ha baciata! Ce l’ho fatta, durante l’ultima replica a Roma mi ha baciato. Mi sono messa a saltare come una pazza perché ero così felice che l’avesse fatto dopo un mese che quasi non ci credevo. In fondo Lou Ann ha la sua storia che ho voluto raccontare.

Vuoi raccontarci qualche retroscena?

Psicologo In Blue JeansPer me era la prima volta in ensemble. Ho sempre fatto piccoli ruoli. È stata una sfida perché ho dovuto sfoderare anche tutte le mie doti da ballerina. E sette e otto… (ride, ndr). Gli altri perfomer sono tutti ballerini, io nasco come cantante e attrice, poi ho studiato danza, ma è stata una sfida enorme. E dopo aver superato l’ostacolo danza, ho dovuto far uscire Martina perché volevo una bella LouAnn e quindi ho iniziato a crearmi le mie storielle e i miei retroscena per raccontare la sua storia. È stato bello perché chi non mi conosceva si è complimentato dicendomi che il mio personaggio arrivava e questa è stata una bella soddisfazione.

Si sente dalla tua voce che c’è tanta emozione. Immagino che sia anche per stasera che ri-debutta il vostro Disincantate – Le più stronze del Reame che sarà in scena anche domani. Cosa ci metterai in queste giornate tanto importante per le donne?

Non vedevo l’ora di rifarlo, lo aspettavo da un anno. Ho sofferto di non averlo potuto portare in scena a gennaio, non per le sostituzioni perché è stato bello e interessante vedere altre versioni di Cenerentola, ma perché amo tanto questo spettacolo e mi ha dato tanto. Ogni sera era una scoperta, aggiungevo qualcosa al mio personaggio e adoro la mia Cenerentola. Lei, in fondo, mi ha portato anche in televisione e non l’avrei mai pensato. Interpretarla, mi ha fatto scoprire un lato di me che sapevo di avere, ma non così tanto, quello comico. Il fatto che sia in scena anche l’8 marzo non è un caso; questo spettacolo racconta delle problematiche delle donne: dall’anoressia, alle restrizioni culturali e degli stereotipi di genere. Noi ridiamo sul tragico. Lì per lì non te ne rendi conto, ma quando esci da teatro ci ripensi e ti fa riflettere. Forse molto più di un monologo tragico. Noi raccontiamo i temi delle donne partendo dall’immaginario che si è costruito con le storie delle principesse Disney.

Quanto è cambiata l’idea che avevi di Cenerentola da quando eri bambina?

Devo dirlo: la mia principessa preferita è Ariel, in verità (dobbiamo dirlo a Beatrice Baldaccini, ndr). Ma… Cenerentola è la classica principessa col vestito azzurro che va al ballo ed è il sogno di tutte le bambine. La mia Cenerentola non si allontana molto da quella vera. Lei è l’unica, insieme a Biancaneve che però è un po’ più bipolare, che è più legata alla fiaba. Rimane quella principessa, ma si è resa conto che tutto quello che le è capitato è una rottura. Le altre si rivelano il contrario rispetto a quelle che conosciamo: Belle è diventata pazza, la Sirenetta è alcolizzata, Mulan è lesbica. Cenerentola, invece, vive sì nel suo mondo fatato, ma ha capito che non è quello che vuole. Lei ha tirato fuori il suo carattere e si vuole finalmente far sentire.

E come finisce la storia della tua Cenerentola?

Sicuramente Disincantate è il suo modo per dire: sono una principesPsicologo In Blue Jeanssa, ma tutto quello che è successo era tanto tempo fa (come si canta nell’ultima canzone, ndr). Il presente, non rinnega il passato, ma ora lei vuole dire la sua. È finalmente disposta ad essere se stessa e non le importa di quello che pensano gli altri. Anche se le altre principesse un po’ la prendono in giro, quello che pensa lei è che gli altri le devono voler bene così com’è. E un po’ sono così anche io nella mia vita.

Ti abbiamo visto anche a Colorado con un’altra versione di Cenerentola. In cosa sono diverse le due?

Il fatto di essere un po’ nel loro mondo vale per entrambe. Ma la Cenerentola di Colorado non si rende conto di essere finita in un vortice di schiavismo che è poi la sua stessa fiaba. Lei non di discosta dalla storia e segue le altre. Nell’ultima puntata, solo per fare un esempio, era l’unica ancora innamorata del principe azzurro, ma solo per il fatto che si chiamasse così. Poteva essere chiunque ad avere quel nome e sarebbe andato bene: lei doveva sposare il principe, lo dice la storia. Il personaggio di Colorado non ha la stessa consapevolezza delle altre. E fa ridere per quello! Il suo motto potrebbe essere: voi fate, tanto io sono felice nel mio mondo di fiori, fate e cuoricini.

Quanto di Cenerentola c’è in Martina nella vita di tutti i giorni?

Tanto. Sicuramente la versione che mi rispecchia di più è quella di Disincantate. Quella di Colorado è un personaggio che mi sono creata, anche se non ti nego che nella vita io qualche momento così ce l’ho. A volte sembra che mi estraneo dalle situazioni e non rispondo. Nella mia vita c’è anche qualcosa della principessa della fiaba, che ho anche interpretato: io adoro le fiabe. Sicuramente però c’è tanto della Cenerentola disincantata perché lei è Martina che fa Cenerentola. Se mi senti parlare a volte pensi che io sia un po’ nel mio mondo, ma in verità non è vero che non capisco, anzi. Il giudizio degli altri, oggi, mi scivola di più. Faccio la bionda, ma in realtà non lo sono sempre e comunque, insomma.

Giochiamo ad associare.. se la Cenerentola di Disincantate fosse…

… una canzone: Let It Go di Frozen;

… un cibo: il cioccolato;

… un colore: dovrei dire l’azzurro, ma secondo me lei è proprio il classico pink!

Io e te ci vedremo l’8 marzo, ma nel salutarci vorrei chiederti di mandare un messaggio alle donne che ti leggeranno nella psicointervista e ti vedranno sul palco.

Non abbiate paura di essere voi stesse. Non abbiate paura di dire NO quando volete dire NO. Non abbiate paura di dire SÌ quando volete dire SÌ. Non è vero che non esiste il principe azzurro, io l’ho trovato. Deve solo arrivare e non lo devi cercare. Siete magnifiche tutte e… viva le donne. E nel salutarci ci tengo a dire che il musical Disincantate funziona perché siamo tutte protagoniste. Cenerentola è Cenerentola perché ci sono anche le altre. Tra noi c’è complicità, quella vera, e credo che sia uno dei motivi per i quali questo spettacolo ha una così grande risonanza.

 

Grazie Martina per la ricchezza che hai condiviso con me. E non mi resta che invitarvi tutti a vedere questo spettacolo. Cosa ci insegna Disincantate – Le più stronze del Reame?

Che le Principesse sono prima di tutto donne, pronte a farsi strada, a uscire da corpetti che tolgono il respiro e a lottare per dare onore alla propria dignità, il tutto con sarcasmo e un pizzico di malizia.

Questo deve essere il motto per questo 8 marzo!

Autore

Mi laureo in comunicazione, ma decido di seguire il mio desiderio e divento uno psicologo. Studio come funziona il cervello e come potenziarlo. Ascolto e lavoro sulle storie delle persone che accolgo nella mia stanza e che nel raccontarsi cercano di curare le proprie ferite dell’anima. Leggo per esplorare altri mondi. Scrivo per dar voce ai pensieri. Vado al cinema e a teatro per passione. Ballo per essere più felice!

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