Cosa significa fare lo psicologo oggi?

Fare lo psicologo significa aiutare gli altri a stare meglio, ma detto così è fin troppo semplicistico. Lo stare meglio non è che una naturale conseguenza, un po’ come fare il marinaio e arrivare nei porti. Fare lo psicologo significa, soprattutto, accogliere il mondo del paziente, dandogli quella dignità di essere che viene negata non solo dagli altri ma, spesso, anche da se stessi.

Quando fai lo psicologo e lavori con una persona il vero merito è suo, mentre tu devi tenere a freno il narcisismo: è lei che fa fatica, tu la devi accompagnare e sostenere in questo sforzo. Mettersi a nudo di fronte a qualcuno, mostrando anche quelle parti di te che non ti piacciono, che non senti tue e che vorresti cancellare, non è per nulla semplice. Se una persona si affida a te con una tale fiducia, merita tutta la tua gratitudine. Il vero merito di uno psicologo è forse quello di saper accogliere il dolore dell’altro senza giudicarlo e di provare insieme a lui a dargli un senso. Vedere i tuoi pazienti che fanno dei passi avanti, che stanno meglio e possono riprendere a camminare da soli, è una cosa che ti riempie di orgoglio e di gioia. Per me fare lo psicologo è questo: accompagnare le persone mentre imparano a sentire in un modo nuovo e ad accettarsi così come sono.

La decisione di aiutare gli altri a stare meglio, forse deriva anche da quella parte di mia sofferenza che ho provato e che continuo a provare a elaborare tanto attraverso il mio percorso personale quanto quello professionale. A volte, rivedo nei pazienti parti di me con cui ho fatto pace e altre che mi stimolano a conoscermi sempre meglio. Una volta mi hanno detto che io posseggo una magia, che sono cioè capace di capire cosa c’è sotto a qualcos’altro. Ecco, questa è una cosa che mi piace molto e che cerco di coltivare.
L’empatia e l’essere curioso sono due delle caratteristiche che mi riconosco e che penso nel mio lavoro siano fondamentali. È un lavoro impegnativo, che richiede grande capacità di attenzione per l’altro, e io, me lo riconosco, ai dettagli ci faccio molto caso.

Mi piace lavorare con i bambini e con gli adolescenti, ma anche con i loro genitori. I bambini e gli adolescenti risvegliano in me la creatività e mi danno la possibilità, con il gioco e il disegno, di sperimentare anche modalità diverse dalla parola e più spontanee.
Con gli adulti, mi occupo di disagio psicologico, ma anche di disturbi cognitivi con attività di diagnosi e riabilitazione neuropsicologica. Lavoro con un assetto individuale, ma anche di gruppo e qui, in particolare, riesco maggiormente a dare libero sfogo alla mia vena creativa.

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