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L’Armadio di Emanuele

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Cosa sono quelle lunghe aste collegate da un tubicino al mio braccio? Dove sono i miei giochi? Perché la signora vestita di azzurro sta arrivando con un oggetto appuntito? Mamma e papà, mamma e mamma, papà e papà, mamma, papà sono preoccupati, lo vedo, lo sento. E poi ci sono io che non ho voglia di essere allegro, sai mi fa male qui oppure neanche so dove mi fa male, ma c’è qualcosa che non va. Sono in questa stanza, di un luogo molto grande… qui di stanze ce ne sono tante, tutte uguali. Di fianco al mio letto, è arrivato Marco. Ieri l’hanno fatto salire su un letto con le ruote, la nonna gli ha dato il peluche che gli piace tanto e dei grandi verdi l’hanno portato via. Dopo è tornato, sempre sul letto con le ruote, e aveva una gamba fasciata e era un po’ addormentato. Il…

Bentornati! Finite le vacanze, come state? Già stanchi e ‘sclerati’ o ancora tenete botta? Nel salutarvi qui ero partito dai miei pazienti per arrivare a me, oggi faccio il contrario 😉 Vivere queste vacanze è stato un viaggio, non solo reale, ma anche interiore. Questo periodo di sospensione, infatti, mi ha regalato la possibilità di scoprire nuove parti di me, nuove situazioni e conoscere un po’ meglio alcune ombre.  Se vi dicessi che tutto quello che è emerso mi sia piaciuto, vi mentirei. In fondo ciò che mi è successo, è ciò che accade quando sei al mare: le onde portano a galla ciò che c’è sotto, a diversi livelli di profondità. Benché io abbia goduto di acqua cristallina che mi sembrava di stare ai Caraibi, a volte, alcune piante marine che si appiccicavano alla pelle, alcuni sassi coperti dalla sabbia o alcuni residui non mi hanno proprio fatto piacere.…

Sono in partenza, o meglio, sono già partito, ma non vi avevo salutato e quindi, mentre sono in viaggio, vi scrivo. Di come vivere le vacanze ve ne avevo già parlato qui, oggi voglio fermarmi un momento a ‘tirare una riga’ per me, con voi. Quest’anno sono successe tante cose. Come psicologo ho cambiato due luoghi di lavoro, ho partecipato a un progetto europeo, ho salutato alcuni pazienti e ne ho accolti di nuovi, ho iniziato il mio secondo anno di Scuola di Specializzazione e ho studiato tanto, ho condotto le mie serate di meditazione con un gruppo fantastico, ho aperto il mio blog che mi ha permesso di ascoltare le vostre storie e lasciarle depositare in me perché potessi elaborarle. E non è finita. Ora che a mente fredda mi fermo a leggermi, tiro un bel respiro. Mi scopro cresciuto e arricchito. Sorrido sempre (dopotutto un po’ biondo lo…

Fai bei sogni di Massimo Gramellini mi é stato regalato per caso, ma il caso non esiste e l’avrei scoperto nelle 221 pagine del libro. Lei, la sister (quella delle ‘Donne della mia vita’, ndr) l’aveva già letto, ma non mi ha anticipato nulla, se non: Lele, molti prima di te, hanno vissuto delle sofferenze, la sofferenza è materiale comune. Io la ringrazio, prendo il libro distrattamente e oltre al titolo, mi colpiscono l’azzurro della copertina e il palloncino rosa che tende verso l’alto. Io amo i palloncini,  mi hanno sempre regalato la possibilità di andare altrove, di stare leggero e, in alcuni periodi, sono diventati un mezzo di trasporto per andare via di qui. Di cosa parla il libro? Di un segreto che si deposita nell’inconscio, di quegli avvenimenti che spezzano il cuore, di quelli che ingabbiano l’anima. Massimo Gramellini affronta nel suo diario-racconto l’esperienza del trauma. Per lui, quello…

Come si sta su un palcoscenico? Per molti questa può sembrare una domanda assurda, la cui possibile risposta sta solo nell’immaginazione. E invece, ognuno di noi, ogni giorno, sta sul palco. Quale? Quello della propria vita. Non sto parlando di recitare un copione, come non essere d’accordo con la frase della canzone Nero Bali di Elodie, Michele Bravi e Guè Pequeno: preferisco il confronto, alle maschere. L’essere poco autentici, meno in contatto con le proprie emozioni e disconnessi dal reale vissuto degli altri crea una distanza incolmabile: ecco, questo è interpretare una parte, insomma una bella difesa. È innegabile, invece, che nell’essere noi stessi, inseriti in una fitta rete di relazioni reali e virtuali, siamo esposti alla visuale dell’altro. Sfido chiunque a non volere l’applauso alla fine: è una gratificazione, qualcosa che ci rinforza positivamente per quello che abbiamo fatto e anche per chi siamo. All’inizio ci sono i genitori, poi i…

Mercoledì. Oggi si riprende a lavorare. Piove. I giorni di stacco sono passati velocemente. Sono stati tanto pieni incontri, cose viste e significati che mi risulta davvero difficile racchiuderli in una parola. Ma forse, se mi impegno, una la trovo: tempo. Credo davvero ci sia un tempo per ogni cosa; un tempo per tenere e un tempo per lasciar andare. Anche un tempo per vivere pienamente. Ogni giornata ha una durata fissa, le solite 24 ore, ma nel nostro mondo interno, tutto si muove ad un passo diverso. Ci sono momenti che ci attraversano veloci e quasi ne perdiamo traccia; poi, ci sono momenti che vibrano e riverberano in noi. I colori di questo tempo sono variabili, ci sono quelli delle ferite che faticano a chiudersi e ci sono quelli che sanno di nuovo e di vita. Penso poi che ci sia un tempo nel quale ognuno vorrebbe realizzare i…

Oggi è il giorno del mio compleanno. Mi ero ripromesso di dormire un po’ di più per recuperare le energie dopo una settimana molto intensa e senza pause. E invece, mi sono svegliato presto; un po’ come se volessi gustarmi ogni minuto di questa giornata che so che scorrerà veloce. Sarà una giornata di festa, lo è tutti gli anni. Ogni anno in questo giorno mi scrivo una lettera nella quale condivido con me stesso quello che è successo nell’anno precedente e mi faccio gli auguri: esprimo dei desideri. Ecco, inizio così questo giorno: mi fermo a contatto con me stesso. Che poi è anche l’augurio che mi faccio quello di stare con me, di avere uno sguardo benevolo su ciò che sono e su ciò faccio, di andare nel mondo a testa alta e di vivere in modo pieno e sano le relazioni che riempiono la mia vita. Non…

Come vi avevo annunciato negli auguri di Pasqua, mi sono preso qualche giorno di stacco durante questo periodo di vacanza. ‘Staccare la spina’ tra le montagne ha avuto il grande valore di permettermi di fare un po’ di ordine tra i pensieri, di ri-centrarmi e di cambiare punto di osservazione. C’è stato spazio per svegliarsi con più calma, passeggiare al sole, ma anche godersi il semplice ‘stare a mollo’ alle terme. Insomma, un momento per fermarsi e respirare in silenzio e in ascolto. Ma… (già c’è quasi sempre un ma, ndr) mi sono accorto di quanto ci sia bisogno di saturare ogni spazio con le parole. Vi porto con me per un secondo: chiudete gli occhi e immaginate una vasca con idromassaggio all’aperto, che dà sulla valle e sullo sfondo le montagne innevate, più o meno al tramonto. Ecco, la situazione era questa. Che fareste? Io avrei cercato di godermi il…

È la mattina di Pasqua. Io mi sto preparando per andare qualche giorno fuori città (amo l’Easter Break, ndr): ecco la mia sorpresa di questo giorno.  Mio nipote, invece, ha appena ricevuto l’amato uovo dei PJ Mask. Lo osservo con attenzione: c’è qualcosa di speciale. Lo guardo impegnato ad aprirlo, felice di scoprire cosa ci sia dentro. Colgo chiaramente l’impazienza, il desiderio e lo stupore. Tre dimensioni che si accompagnano all’attesa. Di cosa? Di qualcosa di nuovo! Ecco perché mi piace il mondo dei bambini: è intrinsecamente desiderante. Per noi adulti è un po’ più difficile, ambiamo a grandi cambiamenti nella nostra vita: un lavoro più soddisfacente, una relazione che ci renda felici, la possibilità di viaggiare, …, e spesso vogliamo tutto ciò proprio come se stessimo aprendo l’uovo di Pasqua: senza fatica. Rimaniamo delusi dalla sorpresa di scoprire che tutto ciò non capita con questa facilità. Un po’ come quando, nell’uovo,…

Da quando siamo piccoli, abbiamo l’esigenza di dare un nome alle cose. L’esperienza del nominare, infatti, ci permette di dare forma concreta alla realtà e di raggruppare le caratteristiche del mondo esterno e interno. Questo accade a ognuno di noi ancor prima di nascere. Nessuno ha la possibilità di scegliere il proprio nome, che da semplice etichetta verbale, tra tante, diventa qualcosa di simbolico e intraducibile. Racchiude ciò che siamo, non esaurendolo. Diventa radice profonda della nostra presenza nel mondo. Dare un nome proprio è il primo atto di individuazione compiuto su di noi perché ci viene data la possibilità di esistere e, soprattutto, essere riconosciuti. Nominare è un atto d’amore che nasce nel desiderio dei genitori. Nessun nome è neutro e evoca un insieme di aspettative che si hanno sul nascituro: pensate a nomi importanti della storia, appena li sentiamo nella nostra mente si evocano immagini ben precise. Il…